Sophie Chastel
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Se ne parla

Studi pilota (seguito)

Problemi di decodificazione uditiva nell'autismo
Dottor Eric Courchesne, Università di San Diego, California, studio riportato nel numero 4, volume7/2000 del bollettino (americano) AIT « The Sound Connection »

Spesso questo tipo di problema si rivela nelle persone affette da autismo che mostrano una incapacità di associare il significato di una parola al suono percepito che la esprime : ad esempio « …qualcuno pronuncia la parola « scarpa », la persona percepisce il suono ma non ne riconosce il significato » Si può scambiare questa incomprensione come una mancanza di collaborazione da parte della persona autistica.

Il Dott. Eric Courchesne (1987), dell’Università di California di San Diego, ha studiato questo tipo di handicap servendosi di strumenti di rilevazione delle onde cerebrali P 300 (P indica la polarità positiva e 300 il tempo in millisecondi di comparsa dell’onda in seguito ad uno stimolo)
Sembra che la P 300 implicata nel processo cognitivo, rappresenti la rievocazione della memoria a lungo termine.

Il Dott. Stephen Edelson e altri (1999) hanno effettuato uno studio su cinque pazienti autistici con alterazioni della attività uditiva della P 300, cioè con problemi di decodificazione.
Un gruppo sperimentale di tre persone è stato sottoposto al trattamento di rieducazione dell’udito mentre le altre due costituivano il gruppo di controllo.
Il test di controllo sul gruppo sperimentale trattato col metodo AIT ha mostrato, dopo tre mesi, un
« miglioramento rilevante a livello dell’attività della P 300 », al contrario il gruppo di controllo non ha mostrato «…nessun mutamento »

Come dichiarano gli autori di questo articolo, le cause dei problemi di decodificazione uditiva, rilevabili in soggetti autistici, non sono attualmente spiegabili, ma esiste una ricerca necroscopica dei Dott. Bauman e Kemper (1994) che dimostra una mancanza di sviluppo adeguato dell’ippocampo a livello neurologico in tali soggetti.
L’ippocampo è preposto alla decodificazione delle percezioni sensoriali, alla memoria e ai processi di apprendimento.

Si pensa dunque che nel soggetto autistico le informazioni uditive (che vengono normalmente elaborate nell’ippocampo) non siano correttamente trasferite alla memoria a lungo termine, attraverso le aree corticali.

Se l’autismo implica tavolta disturbi della comunicazione, anche i problemi di decodificazione uditiva sono ricollegabili a questa particolarità dell’autismo essendo la decodificazione « …un componente fondamentale della comunicazione ».
Questa incapacità di decodificazione uditiva potrebbe anche indurre una serie di altri aspetti rilevabili, di frequente, nei soggetti autistici quali :
ansia, scarsa attenzione o incomprensione del linguaggio.

« Una migliore comprensione delle informazioni uditive da parte dei bambini autistici » concludono gli autori dell’articolo « consente loro di capire meglio l’ambiente che li circonda sia da un punto di vista sociale che da un punto di vista cognitivo »
« Una miglior comprensione del bambino autistico da parte nostra, ci consentirà di sviluppare metodi di intervento efficaci »